Provincia di Lodi

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IL POLITTICO DI ALBERTINO PIAZZA ARRIVA A LODI
“E’ significativo che alla vigilia della festa patronale di San Bassiano venga restituito ai lodigiani un’importante opera d’arte che fa parte dell’identità e della storia della città. E’ un segno e un auspicio per quella unità profonda del territorio intorno alle sue radici, culturali, storiche e di comunità. Abbiamo cercato di soddisfare l’attesa che la comunità locale aveva maturato nei confronti di questa preziosa dipinto la cui bellezza luminosa non è destinata ad adornare un ufficio, ma sarà fruibile da tutti i cittadini nella nuova sede della Provincia che ci piace considerare come la casa comune del Lodigiano”.
Con queste parole il Presidente Lino Osvaldo Felissari ha presentato alla stampa il quadro di Albertino Piazza acquistato per 196 mila euro (che con diritti e imposte arriva alla cifra di 238 mila euro) ad un’ asta di Cristhie’s a Roma.
L’opera del pittore rinascimentale Alberto Piazza raffigura al centro la Madonna col Bambino, San Giovannino, Sant'Agnese e Santa Caterina d'Alessandria; a sinistra San Girolamo e un santo combattente (San Maurizio, Sant’Alessandro, San Fermo o San Vittore); a destra Sant'Ambrogio e l’ l'Arcangelo Michele.
Felissari, dopo aver ringraziato la Banca Popolare di Lodi per la collaborazione offerta alla Provincia nella fase dell’asta e ora nella custodia temporanea dell’opera, ha passato la parola al Professor Mario Marubbi, storico dell’arte lodigiano, esperto di Rinascimento e barocco lombardo, il quale ha spiegato i dettagli storico artistici dell’opera ripercorrendo le vicende della bottega dei Piazza e di Lodi tra Quattro e Cinquecento.
“Il polittico – ha concluso l’Assessore alla cultura, Mauro Soldati – resterà nel convento di San Cristoforo per il quale si sta definendo un progetto di disposizione delle opere artistiche già in possesso della Provincia e per quelle che verranno acquisite in un prossimo futuro”.

polittico



L’opera

Il polittico è composto da cinque tavole di ragguardevoli dimensioni (152 x 56.5 cm tavola centrale; 95.5 x 38.5 cm laterali in basso; e 55 x 39 laterali in alto) realizzate con la tecnica ad olio. Al centro la Madonna con Bambino, San Giovannino, Sant'Agnese e Santa Caterina d'Alessandria; a sinistra: San Girolamo e un santo combattente (San Maurizio, Sant’Alessandro, San Fermo o San Vittore); a destra: Sant'Ambrogio e l'Arcangelo Michele.
Realizzata poco dopo il 1515 l’opera è stata attribuita dalla casa d’aste Crihstie’s, su suggerimento dei professori Giovanni Romano e Mauro Natale, ad Alberto Piazza.
A tale conclusione gli studiosi sono giunti attraverso un confronto con la tavola “San Bassiano e San Giovanni Battista”, conservata all’Accademia di Belle Arti di Vienna (unico elemento rintracciabile di un trittico appartenente alla collezione dell’avvocato Bassano Martani di Lodi di cui rimane una vecchia fotografia) e i superstiti polittici lodigiani.
Evidenti sono le affinità stilistiche tra la tavola viennese e il polittico, sia per quanto riguarda il gusto per il paesaggio, di marca leonardesca nelle agglomerazioni rocciose degli sfondi, ed i riferimenti a Vincenzo Foppa. Inoltre, sono altrettanto chiari i legami, anche dal punto di vista cronologico, con gli affreschi per la Cappella Berinzaghi per l'Incoronata di Lodi (conservata oggi al Museo Civico della città), prima opera attribuita con certezza ad Albertino e databile ad anni già maturi della sua carriera, e il “San Girolamo tra i Santi Pietro e Paolo” (appartenente alla Collezione della Banca Popolare di Lodi).
L’opera stata probabilmente venduta in epoca napoleonica e si trova oggi in una cornice neoclassica; nel corso del tempo le due tavole raffiguranti San Giorgio e l'Arcangelo Michele sono state invertite.
In precedenza il polittico si pensava opera del pittore astigiano Gandolfino da Roreto, come testimonia la targhetta alla base della cornice, un artista quest’ultimo che fece esperienze culturali analoghe a quelle di Alberto Piazza.

L’autore

Alberto Piazza nasce nel 1490 e muore nel 1529 circa. Figlio di Gian Giacomo, proprietario terriero e di residenze a Bertonico e Turano Lodigiano, fratello di Martino (1480 circa –1522), pittore anch’egli. Pur condividendone la bottega, Alberto matura esperienze artistiche diverse dal fratello. Viaggia per studio e lavoro, nel 1517 è segnalato a Savona, dove esegue i ritratti di dodici vescovi andati dispersi, predilige committenze religiose, affreschi e pale d’altare, dipinti devozionali di carattere pubblico. Il fratello Martino si orienta invece su opere di piccolo formato, destinate ad altari domestici di committenza privata ma anche a decorazioni importanti, come la chiesa di Santa Maria a Rivolta d’Adda. Alberto appare il più tradizionalista, affina un linguaggio in chiave classicista, è in collegamento, sotto il profilo culturale, con alcuni autori pavesi, che dominano la scena artistica lodigiana tra il Quattro e il Cinquecento.
Gli studi fin qui compiuti indicano due elementi di fondo nella cultura pittorica di Albertino: un’adesione a Raffaello e al raffaelismo e un’influenza leonardesca derivante dalla conoscenza dell’opera di Bernardo Zenale, pittore coevo, nato a Treviglio, uno degli artisti di maggior spicco che operarono presso la corte di Ludovico il Moro. Oltre al dialogo con la pittura pavese, in particolare con i fratelli Della Chiesa, a cui sono affidati i decori dell’Incoronata, Alberto entra probabilmente in contato diretto con Vincenzo Foppa, personalità determinante per la pittura lombarda del Quattrocento, e viene influenzato dal frate pittore Ambrogio da Fossano detto il Bergognone e da Bartolomeo Suardi, meglio conosciuto come il Bramantino.

Immagine polittico Piazza corretto
Un'immagine della conferenza



Riferimenti bibliografici della scheda:
“I Piazza da Lodi. Una tradizione di pittori nel Cinquecento”, a cura di G. C. Sciolla, Electa ,1989


(18-01-2005, Provincia di Lodi, Ufficio Stampa e Comunicazione)


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