Provincia di Lodi

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STORIA DEGLI ORDINI DEGLI UMILIATI E DEGLI OLIVETANI
Gli Umiliati
Gli Umiliati furono i seguaci di un movimento pauperistico sorto tra i lavoratori della lana delle città lombarde intorno al 1175. Vestivano semplicemente e vivevano del proprio lavoro. Inizialmente furono accettati dalla gerarchia ecclesiastica, ma si scontrarono con essa quando decisero di dedicarsi alla predicazione; nel concilio di Verona (1184) Lucio III li scomunicò insieme ai poveri di Lione.
Papa Innocenzo III promosse un’azione di recupero degli Umiliati: con la bolla Incumbit nobis del 1201 li autorizzò alla predicazione morale e li suddivise in tre ordini distinti: un terz’ordine di uomini e donne che continuavano a vivere nelle loro famiglie (laici sposati); un second’ordine di frati e suore che vivevano in comunità separate, pur restando laici (laici non coniugati); un primo ordine di religiosi e religiose professe (chierici).
Per conoscere la realtà lodigiana degli Umiliati bisogna rifarsi agli scritti dello storico Defendente da Lodi (1590-1656): egli afferma che la regola seguita dal primo ordine fosse mutuata da quella benedettina seppure con opportuni adattamenti che però non specifica. Afferma che essi si mantenevano lavorando la lana, attività che avevano imparato a Firenze, che facevano elemosina ai poveri e davano ospitalità a chi ne aveva bisogno. I loro insediamenti si chiamavano “case” e gli appartenenti all’ordine “frati”.
Lo storico descrive il loro abito tutto bianco, composto da una tunica con un piccolo cappuccio, una sopraveste lunga e aperta ai lati e un cappuccio grande che copriva le spalle. In capo portavano un berretto tondo, mentre i loro preposti un berretto quadrato, sempre bianco.
A Lodi le comunità femminili del secondo ordine erano molto più numerose di quelle maschili: si limitavano a vivere in comune sotto l’obbedienza dei frati, lavorando, facendo elemosine ma senza regime di clausura e accogliendo anche le vedove. Vestivano tuniche di colore grigio, con una sopraveste bianca e il velo bianco.
Infine vi erano Umiliate che continuavano a vivere nelle proprie case con le loro famiglie e indossavano una semplice tunica con un cordone come cintura.
Dopo la concessione delle regole, gli Umiliati conobbero un enorme successo che ebbe l’apice agli inizi del XIII secolo: aumentò il numero delle donazioni e dei lasciti testamentari destinati alle loro domus, si moltiplicarono le interazioni con famiglie di spicco, soprattutto dopo l’inurbamento degli insediamenti sorti nel contado. La loro influenza non riguardò solo l’ambito spirituale, ma si estese anche sul piano economico, relativamente alla lavorazione e al commercio della lana.
Decaduto l’ordine e spopolati i conventi, il ramo maschile venne soppresso da Pio V (1571) dopo che un loro membro aveva promosso un attentato contro Carlo Borromeo (1569). Invece le comunità femminili sopravviveranno ancora per molti anni.

Gli Olivetani
Gli Olivetani furono un ordine religioso della famiglia benedettina, fondato nel 1313 dal beato Bernardo Tolomei insieme con Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini e riconosciuto nel 1344 da Clemente VI con il nome di congregazione di S. Maria di Monte Oliveto (presso Siena). In segno di devozione alla Madonna gli Olivetani adottarono l’abito monastico di colore bianco. Dopo una prima esperienza di vita eremitica presso Ancona, Tolomei scelse la regola di S. Benedetto, che ridusse alla semplicità e austerità delle origini, introducendovi notevoli adattamenti desunti dalla spiritualità degli ordini mendicanti. Di particolare importanza fu la centralizzazione dell’incarico abbaziale, reso unico per tutte le comunità della congregazione e per la prima volta non più vitalizio. Il movimento degli Olivetani si diffuse rapidamente in Italia e all’estero e assolse la funzione di arginare la fase di decadenza che l’ordine benedettino stava attraversando nel XIV secolo. Nel 1425 la congregazione diede origine anche all’istituto delle Oblate di Santa Francesca Romana.
Per l’ordine religioso degli Olivetani erano inconcepibili i divini offici disgiunti dalle opere di misericordia: infatti il convento di S. Cristoforo a Lodi era conosciuto perché ogni venerdì si faceva pubblica elemosina e almeno ottocento persone attendevano di ricevere il pane.
Nel XIX secolo la congregazione quasi scomparve, a seguito di decreti di soppressione degli ordini religiosi; negli anni ’70 ha cominciato a rifiorire e oggi conta circa 25 monasteri in Italia e all’estero.